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BLACK & RED MARY

BLACK MARY

Lo spazio lasciato libero dal cattolicesimo alla fine del medioevo consente di scalfire Le tenebre e prepararsi al Rinascimento. Una lunga strada di positivismo dove la donna veste ancora i panni che la incapsulano Ma la voglia di raccontare liberamente il proprio io trasuda l’abito talare. Le spalle aperte, l’offerta musicale gridata racconta la voglia di essere al di là dell’imposizione. Ma il grido di Demetrio Stratos ci riporta alla realtà perché forse quella voglia di rinascere e di raccontare il futuro senza tentennamenti e senza condizionamenti sempre al di là del colore della pelle e di quello che a volte qualcuno ha tentato di imporre, è dietro l’angolo senza conformismi ma con la necessità di scavare all’interno di noi stessi/e continuando un percorso che non finirà mai ma che Ci obbliga a tenere la barra dritta alla ricerca di nuove versioni della vita.

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RED MARY

C’è un raggio di luce abbagliante e spontanea in ognuno di noi. Non importa il colore della pelle, non fa niente se non abbiamo le misure giuste secondo i canoni imposti, non ha significato la provenienza. Quello che conta è comprendere cosa c’è dentro e dietro. Il vestito è iconico e trasgressivo. Questa visualizzazione lascia molto all’immagine ed ognuno/a può scoprire la propria appartenenza. Il contrasto rosso e nero lascia intravvedere una poetica propria della nostra lettura. Lettura che deriva dalle proprie origini, dalla propria cultura, dalla propria storia, dalle nostre relazioni e da una visione a volte non sempre libera. Sempre in caccia di nuovi ologrammi.


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